NELLA VILLA DEL BOSS PER SFUGGIRE ALLA CAMORRA
20 febbraio 2011 " Avvenire" di Valeria Chianese
Nella villa del boss per sfuggire alla camorra
Napoli,l'impegno per bambini e adolescenti della Fondazione A' voce d''e creature
<< A' voce d’’e creature» – richiamo lanciato dai più piccoli – si alza dalla villa di un boss della camorra diventata sede di una Fondazione. «A voce d’’e creature», appunto, nata nel 2007 per accogliere, seguire, indirizzare la vita, i sogni, le speranze dei bambini e dei ragazzi dell’Arenaccia, quartiere cerniera tra il centro città e le periferie nord e orientale. Toglierli alla strada e allontanarli dai miraggi, quotidiani e fin troppo suadenti, della criminalità piccola e grande e offrire loro una possibilità di riscatto dalla miseria materiale e spirituale: è il sintetico elenco degli obiettivi che motivano la Fondazione, in realtà molto più ampi. Li descrive l’ideatore, e al momento rappresentante legale della Fondazione, don Luigi Merola: «Cerchiamo di intervenire prima dei servizi sociali e per questo seguiamo tre filoni – spiega –. Il primo per la realizzazione di interventi di recupero ai percorsi scolastici, di contrasto alla dispersione scolastica e di sostegno a progetti educativi e di formazione alla cittadinanza attiva. Il secondo – continua – per interventi e progetti finalizzati all’offerta di servizi assistenziali, di aggregazione sociale e di integrazione culturale. Il terzo infine per dare ai ragazzi più grandi la possibilità di trovare un lavoro formandoli alle nuove figure professionali, ma recuperando anche antichi mestieri e professioni artigiane».
Don Luigi Merola, il cui spirito non è stato fiaccato dagli anni trascorsi sotto scorta e dalle minacce della camorra, da poco è stato destinato dal cardinale Crescenzio Sepe a presidiare nuove frontiere: parroco della non distante chiesa di San Carlo Borromeo alle Brecce, cappellano alla Stazione Centrale e coordinatore del Binario della Solidarietà, la struttura della Caritas per l’assistenza ai senzatetto con sede proprio alla Stazione Centrale.
A fare da guida tra le stanze della villa e tra le attività della Fondazione è Elisabetta Di Paola, fidata collaboratrice di don Luigi sin da quando era parroco a Forcella, nel tempo della morte innocente, per mano di camorra, della piccola Annalisa Durante. Fulcro delle iniziative è il doposcuola – 80 i bambini che lo frequentano, anche se ad essere iscritti sono molti di più – e intorno fioriscono i progetti. Il più originale è realizzato in collaborazione con la scuola Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e coinvolge con successo 15 ragazzi dell’istituto elementare, dieci femmine e cinque maschi decisamente fuori corso, dai 12 ai 13 anni. Corsi di danza e di batteria per scaricare l’energia che non li fa resistere seduti nei banchi e poi a scuola solo per le ultime ore di lezione, finalmente attenti e concentrati. «Sono tutti promossi e alla fine dell’anno hanno preparato anche il saggio!» commenta raggiante Elisabetta. Un risultato eccellente, «una delle gioie più belle in questianni», osserva don Luigi.
Nel quartiere, 100mila abitanti e un tasso di disoccupazione oltre il 60 per cento, tra i ragazzi in età di obbligo scolastico si registra l’80 per cento di abbandoni. «Andiamo a casa loro, li prendiamo, li accompagniamo a scuola – spiega Elisabetta –. Vogliono qualcuno che si interessi a loro, chiedono affetto. Quante volte mi sono sentita chiamare mamma – racconta –. Cercano un punto fermo perché troppo spesso nelle famiglie mancano le figure fondamentali: i genitori». Situazioni sociali, affettive, economiche, e anche abitative, instabili e problematiche, che non lasciano molte possibilità di scelta. «Noi della Fondazione – continua Elisabetta – offriamo un’alternativa. Anche se la fascia di bambini e ragazzi che seguiamo va dai 6 ai 16 anni, non abbandoniamo nessuno e aiutiamo i più grandi a proseguire gli studi». Decisiva in questo senso l’altra preziosa collaborazione con l’istituto alberghiero Duca di Bonvicino: «Li vediamo arrivare qui, orgogliosi nelle loro divise, e ci raccontano le esperienze che fanno ogni giorno. Per loro sono cose nuove, hanno la possibilità di vedere posti nuovi e soprattutto di allontanarsi dal quartiere» spiega Elisabetta.
Le parrocchie e le scuole compongono l’esercito che all’Arenaccia lotta fianco a fianco quotidianamente per la crescita umana e civile dei ragazzi e dei giovani, coadiuvato dal gruppetto di assistenti sociali – solo tre, ma l’organico ne prevederebbe dodici – e da tanti volontari. «È così che si sconfigge la camorra, con la cultura, lavorando con i minori. Insieme, per una società diversa – incalza donLuigi –. La camorra non ha paura delle forze dell’ordine, ma ha paura di chi si impegna con gli altri e per gli altri nella società>>.
Don Merola: i clan hanno paura di chi si impegna per gli altri. Corsi di danza e batteria per far 'scaricare' i ragazzi più agitati
All’ultimo piano del palazzo del padrino Brancaccio ora c’è la cappella
La Fondazione ha la sua sede in quella che era Villa Bambù, un nome esotico calato nel vicolo Piazzolla al Trivio di uno dei quartieri più poveri di Napoli, a ridosso della Stazione Centrale e del carcere di Poggioreale, fortino di Francesco Brancaccio, da dove il boss ha diretto affari, uomini e vite, ha imposto silenzi e soprusi. Abitazione pretenziosa, cinquecento metri quadrati su tre livelli, per soddisfare l’ambizione di un capo camorra tanto appassionato dell’Africa da avere realizzato uno zoo personale, leone compreso, in un campo a fianco alla casa.
All’ultimo piano, sull’ampio terrazzo da dove il boss e le sue vedette sorvegliavanoil 'regno', adesso c’è la cappella «per stare più vicino a Dio» ha spiegato don Luigi Merola a un bambino che gli chiedeva perché così in alto. La villa del boss è stata confiscata e assegnata al Comune di Napoli nel 2006: quattrocentomila euro di Fondi europei Pon sicurezza, contributi di imprenditori e di privati hanno consentito di ristrutturarla e riadattarla per gli scopi della Fondazione, che avrà la struttura in uso per dieci anni. «Ce l’hanno data e ci hanno abbandonati - denuncia don Luigi. - A noi tocca la manutenzione ordinaria e straordinaria: inconcepibile! Non c’è nessuna norma che agevoli le associazioni a mantenere i beni tolti alla camorra. Eppure noi offriamo un servizio al pari delle scuole, che sono un bene dello Stato». Perciò chiede che si rifletta sulla possibilità di esenzione da alcune tasse. «Mi riferisco alla Tarsu, che è un contratto e quindi è modificabile - spiega don Luigi. - Qui dobbiamo pagare settemila euro di spazzatura, soldi con cui potremmo gestire la Fondazione per un anno».
E don Luigi, rappresentante legale dell’ente, denuncia: ci hanno dato l’edificio e ci hanno abbandonati Servirebbe l’esenzione da alcune tasse
PER DONAZIONI
Fondazione Onlus 'a VOCE d''e CREATURE
C/O BANCO DI NAPOLI
COD. IBAN: IT82G0101003400100000014001
OPPURE
Fondazione Onlus 'a VOCE d''e CREATURE
C/O UNICREDIT
COD.IBAN: IT02K0200803474000102274869
- - - - -
AIUTACI CON IL TUO 5 X MILLE
Fondazione ONLUS
'a VOCE d''e CREATURE
C.F.: 95097930630
